Sto morendo. E’ da circa due anni che le cose vanno male o peggio. Dopo un periodo vissuto assieme prima ad una ragazza poi insieme ad un’altra ancora mi sono ritrovato sempre più solo ed isolato in un inferno personale fatto di tranquillanti ed alcool che però già prendevo prima. Ma non so esattamente cosa sia successo da uno o due anni a questa parte in particolare. Vivo in un piccolissimo paesino che è diventato o è sempre stato completamente vuoto di qualsiasi attrattiva. Di ritorno da una vacanza-studio di 15 giorni dall’Irlanda, circa due anni fa, capii che quelli che ritenevo amici in questo paese in realtà non lo erano affatto e da allora iniziai ad avere una sfiducia enorme verso tutti. Mi chiusi in me stesso. Ricominciai a leggere libri sull’auto-miglioramento. Ma non riuscii più ad uscire di casa, soprattutto quando dovevo farlo per uscire solo all’interno di questo paese che per me è divenuto soltanto ostile. Voglio andare via. Ho cercato in tutti i modi di farlo, ma ultimamente mi manca la volontà e la pazienza forse. Ho iniziato un corso di teatro da circa quasi tre anni proprio per poter andar via da questo paese e devo ammettere che come attore sono diventato anche bravo. Quest’anno in particolare ho avuto un successo particolare ma un successo che a quanto pare continua a respingere le altre donne che fano il corso. Forse perché nessuna di loro mi interessa davvero ed il mio è un carattere particolare e anti-conformista. Forse faccio anche un po’ paura o manco delle attrattive adatte ad una donna. Ho 38 anni adesso ed a marzo del 2014 ne compirò 39. Quelle ragazze con cui pensavo di poter flirtare un tempo adesso sono diventate all’improvviso tutte bambine e le quarantenni sono diventate all’improvviso tutte vecchie e nevrotiche. Io mi mantengo molto giovane, almeno mentalmente, ascolto sempre nuova musica tutt’ora, non mi fermo ad ascoltare quello che mi piaceva negli anni ’80. Ho scritto prima che leggo molto: sono molto acculturato. Leggo molto anche su Internet e sono appassionato di psicologia e medicina, ne so talmente tanto che potrei fare tranquillamente il medico. Il fatto è che forse non riesco a trovare una ragazza o una donna che sia abbastanza attraente per me per far sì che valga la pena innamorarsene. Credo di essere come la pricipessa triste di molte favole: piango sempre, sorrido solo alla bellezza e se m’innamoro ma questo non è accaduto più da un bel po’ di tempo. Mi sento rifiutato e giudicato nonostante l’apparenza possa dimostrare a volte il contrario (soprattutto quando frequento il teatro). La verità è che ho iniziato a soffrire una solitudine immensa, infinita, e non riesco più ad uscire di casa, quando cala la sera. Il fatto che viva con i miei non mi aiuta affatto: li sento esattamente come dei carcerieri. Fino a quando ho avuto un appartamento mio bene o male riuscivo a frequentare dei locali notturni e mi sentivo decisamente più libero di muovermi. Adesso dovrei trovarne un altro ma sembra diventato tutto così pesante e faticoso. Non ho più voglia o desiderio di vita. A volte è come se recitassi davvero di voler andare avanti. Ogni giorno si sussegue uguale.
Autobiografia non autorizzata
domenica 22 settembre 2013
lunedì 2 settembre 2013
I carcerieri della mente
Se questo foglio elettronico bianco su cui sto scrivendo fosse la pelle di una donna sono certo che riuscirei a scrivere un libro stupendo. Non riesco difatti più a scrivere quelle frasi che scivolavano lente come carezze sulle gambe lisce di una musa immaginaria, nuda, nella notte con la luna piena, che mi ispirava e mi faceva respirare. Da un paio di anni ormai sento il vuoto dentro di me. Un vuoto che piano piano si è fatto sempre più largo e sempre più difficile è stato colmarlo. Sto per essere sconfitto dalla vita, o forse dovrei dire che mi sto battendo da solo, mi sto sconfiggendo perché la lotta che facciamo è sempre e solo con noi stessi. Gli altri, gli altri non esistono, sono solo nella nostra mente e sono i condizionamenti che ci intoppano la vita. Non facciamo quella o questa cosa perché nella nostra testa abbiamo solo gli "altri", i condizionamenti, i giudizi, le leggi (degli altri), le regole, persino i bisogni e i desideri sono degli "altri". Quando imparerò a non volere e desiderare ciò che vogliono gli altri allora sarò capace di desiderare, volere e ottenere ciò che è vero per me e solo per me. Nel frattempo vivo imprigionato in questo spazio tra la vita e la morte. Un paesino dimenticato da Dio presto finisce per diventare una sorta di carcere e i suoi abitanti i suoi carcerieri e tu sai. Io so. Io so che non posso più restare qui eppure ci sono le catene che mi tengono stretto, la camicia di forza che indosso tutte le mattine per farmi bello agli occhi di nessuno ma che indosso al pensiero degli "altri". Altri che forse non esistono neanche più perché neanche ti pensano un secondo. Allora perché continuare ad essere influenzati?
lunedì 8 ottobre 2012
Paragrafetto Z
Non sono nato per questo mondo osceno, o forse dovrei dire o' scemo. Non nacqui per vivere in scena ma alla fine ho deciso di condurre una vita da attore non protagonista dietro i banconi dei bar e su qualche set improvvisato all’interno di un appartamento o qualche altra struttura. Quando non recito non sono mai veramente me stesso. Quando recito sono tutto quello che sento di dover essere e cioè me stesso e forse un’infinità di altre persone messe tutte insieme in un unico atto, in un’unica azione, in un unico play di fronte a tutto il resto del mondo. Noi tutta gente siamo un’unica cosa e pure ci ammazziamo a vicenda. E’ la nostra natura. Uomini e donne. Lasciamo stare i bambini per adesso. Io mi sono innamorato innumerevoli volte in vita mia, soprattutto durante l’adolescenza. Quando ero poco più che un lupacchiotto dal ciuffo sempre impomatato di gelatina o lacca come un modello anni ’80 pronto per scendere in passerella. E cadere. Il ciuffo era sempre perfetto, sfuggiva alle regole della fisica moderna ed era così solo per un unico motivo, sì, avete capito bene, ho sempre cercato la passera. Però questo genere di uccelli credo che abbia rovinato la mia salute, prima a livello psicologico e poi anche a livello fisico. Man mano che le passere cambiavano continente, si estinguevano, oppure svolazzavano via verso altri "lidi" e "nidi" si avvicinavano con fare minaccioso attraverso la tavola imbandita della vita boccali di birra, qualche buona bottiglia di ottimo vino rosso e a volte Rum, Vodka e Gin Tonic.
Ho sempre sognato di essere un gigolò, e come ho già scritto da bambino lo sono stato, è da adulto che sono rimasto fregato poiché non è bastato più avere un visino sbarbato con una boccuccia tutta cuoricino, delle guanciottine tira-baci e dei capelli super impomatati. Crescendo arriva il periodo dei capelli a spazzola e già ti guardano meno, poi arriva l'autunno e molte diventano addirittura cieche. Le passere cieche, nuova specie femminile da esaminare attentamente. E con l'autunno arriva anche quel periodo in cui dalla spazzola si passa direttamente alla palla da biliardo o da bowling al posto dei capelli, che, se volete, tutta questa è anche metafora della vita. Ma solo se lo volete, non obbligo nessuno.
Eppure sono convinto che alla palla da biliardo mi ci abbia fatto arrivare la mia seconda ragazza dopo avermi lasciato. Difficile capire però come chiamarla esattamente. Fidanzata? Compagna? Donnina di facili costumi? In spiaggia principalmente. Lì in spiaggia sulla Sardegna era semplice per lei comprare facili costumi. Sta di fatto che quando un uomo si lascia poi considera le donne tutte uguali, soprattutto se accade più di una volta. mi viene solo una parola per definirla adesso ma sono ancora un gentleman. Almeno ci provo. Mi sforzo. Devo superare grandi prove per farlo, rispettare un codice, delle leggi, delle convenzioni. Altrimenti sapete come funziona in questo paese istituzionalizzato da maschilisti che vogliono altri maschi in carcere e donne più libere. Altrimenti avrebbero poca scelta. Loro. Quelli che restano liberi.
La donna sarà pur mobile. Un po' come la scala mobile, gli ascensori, la borsa di Tokio e New York. La donna e un sali-scendi, ma non scendiamo in particolari. L'uomo si è fermato. E' un mobile di casa. Ma fisso e andando oltre potremmo anche dichiararlo fesso.
Ho sempre sognato di essere un gigolò, e come ho già scritto da bambino lo sono stato, è da adulto che sono rimasto fregato poiché non è bastato più avere un visino sbarbato con una boccuccia tutta cuoricino, delle guanciottine tira-baci e dei capelli super impomatati. Crescendo arriva il periodo dei capelli a spazzola e già ti guardano meno, poi arriva l'autunno e molte diventano addirittura cieche. Le passere cieche, nuova specie femminile da esaminare attentamente. E con l'autunno arriva anche quel periodo in cui dalla spazzola si passa direttamente alla palla da biliardo o da bowling al posto dei capelli, che, se volete, tutta questa è anche metafora della vita. Ma solo se lo volete, non obbligo nessuno.
Eppure sono convinto che alla palla da biliardo mi ci abbia fatto arrivare la mia seconda ragazza dopo avermi lasciato. Difficile capire però come chiamarla esattamente. Fidanzata? Compagna? Donnina di facili costumi? In spiaggia principalmente. Lì in spiaggia sulla Sardegna era semplice per lei comprare facili costumi. Sta di fatto che quando un uomo si lascia poi considera le donne tutte uguali, soprattutto se accade più di una volta. mi viene solo una parola per definirla adesso ma sono ancora un gentleman. Almeno ci provo. Mi sforzo. Devo superare grandi prove per farlo, rispettare un codice, delle leggi, delle convenzioni. Altrimenti sapete come funziona in questo paese istituzionalizzato da maschilisti che vogliono altri maschi in carcere e donne più libere. Altrimenti avrebbero poca scelta. Loro. Quelli che restano liberi.
La donna sarà pur mobile. Un po' come la scala mobile, gli ascensori, la borsa di Tokio e New York. La donna e un sali-scendi, ma non scendiamo in particolari. L'uomo si è fermato. E' un mobile di casa. Ma fisso e andando oltre potremmo anche dichiararlo fesso.
lunedì 10 settembre 2012
Capitolo A
Sono nato e cresciuto all’inferno. I miei genitori sono
stati una parte delirante di un demone succube di un Dio che non è mai
esistito. Fin dai primi vagiti ho iniziato a succhiare via la vita dagli altri
e prima degli altri ho iniziato a succhiarla via da me stesso assetato e
assatanato da una forza invisibile che mi ha sempre controllato sin da quando
ho visto la luce di questo mondo. Qualcuno dice che sia genetico, altri dicono
che sia l’ambiente che ci circonda, il vissuto con gli altri a forgiare il
nostro carattere così com’è, sin dai primi mesi di vita fino al giorno della
nostra morte. Io sono nato succhiando. Non il latte materno che non gradivo,
chissà per quale ragione, forse perché già pregustavo l’aroma di un buon vino o
il gusto metallico e corposo di un forte whiskey. Sta di fatto che iniziai a
ciucciare ben presto i miei calzini e lo facevo con gusto, un po’ come quel
personaggio dei fumetti. Stavo già tutta la notte insonne a succhiarmi e a
rigirarmi calzini e copertine tra la bocca e le dita e la mattina mi ritrovavo
con la bocca piena e lo stomachino vuoto.
Vuoto. Come in realtà sono sempre stato. La mia vita è stata costellata di
vuoti, vuoti dentro, vuoti fuori e la scoperta del vuoto quando crescendo ho
iniziato a cercare di aprire il contenuto delle altre persone. Ho avuto rari
periodi di pienezza, quelle rare fasi nella vita di un uomo in cui ragazze
drammaticamente dolci e romantiche si innamorano di te e ti definiscono “speciale”,
“unico” “amore della mia vita”. Rare parentesi in cui mi sono sentito il
padrone del mondo, rare parentesi in cui sarei potuto anche morire perché sarei
morto davvero felice. Le illusioni sono la cosa più bella da poter vivere ma una
volta che finiscono ti ritrovi con la realtà sbattuta in faccia che ti tira
schiaffi come una madre impazzita e si scende dalle nuvole, dai castelli, da
tutto ciò che si era costruito in aria ad una velocità che si avvicina
pericolosamente a quella di un ascensore in caduta libera che si frantumerà in
un attimo al suolo di una terra che non è mai stata dominata da nessuno. Eppure
sono stato un bambino d’oro. Fin dalla primissima infanzia ero considerato da
tutti un piccolo genio, un enfant-prodige, un esserino venuto dallo spazio così
diverso e speciale, così intelligente e diverso dagli altri, così timido e già
così tremendamente solo. Ma da bambino stranamente avevo il rispetto di tutti
per via della mia già innata saggezza e ne andavo fiero. Ero amato da tutti e
dovrei dire con orgoglio che ero amato soprattutto da tutte. Ero un gigolò da
bambino. Il mio era un aspetto da bambolotto dolcissimo con la pelle bianca
come la neve e gli occhi enormi come quelli di un cervo impaurito attiravano i
baci e i pizzicotti delle più svariate tipologie di donne. A volte avevo paura
di queste donne. Mi vorranno mica mangiare a volte pensavo. Una volta ci fu una
donna che mi diede proprio un morso su una guancia e io ebbi incubi per una
settimana intera. Già soffrivo d’insonnia. Le donne furono subito la mia
ossessione. Me ne innamoravo e le desideravo come il più ardente e passionale
gigolò di tutta la storia e se ancora non capivo cosa fosse il mio desiderio
era una cosa che adoravo. Continuò la mia carriera d’oro fino alla terza media
dove gli sguardi delle belle ragazze iniziarono a farmi sempre più male come se
fossero gli sguardi di demoni che mi volessero divorare. Ma a bruciare ero io.
Ad ogni sguardo una vampata di calore verso il mio viso e poi a casa durante la
notte le prime esplosioni di calore sotto il basso ventre del mio minuscolo
pisello che tendeva ad aumentare di lunghezza e spessore, le prime erezioni e
le prime più grandi vergogne della mia vita. Fu da quando mi masturbai la prima
volta che finii all’inferno e forse non fu un caso che proprio in quel periodo
la dottrina cattolica predicava a piena voce “non spargete il vostro sperma per
terra”. Io ne ero terrorizzato, terrorizzato di finire all’inferno ne avevo
talmente paura che alla fine mi ci sono ritrovato esattamente perché in realtà
più si ha paura di qualcosa più in realtà la si desidera fortemente. Fu da
allora che la mia vita cambiò e non fu più mai la stessa.
Nonostante fossi così voluto da bambino e così desiderato non ho mai sorriso in vita mia. Sono nato con la bocca cucita. Avrei potuto avere la stessa sorte di The Joker in Batman. The Joker era un bambino talmente serio con un padre alcolizzato il quale un giorno che aveva alzato un po' troppo il gomito prese un coltello e lo puntò sulla faccia del piccolo Joker: "Perché sei così serio?!?" "PERCHE' SEI COSI' SERIO?!?". Alla fine non fece altro che disegnargli un bel sorriso da un angolo all'altro delle guance con quel coltello.
Non troverete mai una foto in cui sorrido. Nessuna, mai. Benché avessi fatto ancora pochi passi in questo mondo avevo capito già tutto: non c'era proprio nulla da ridere. A volte qualche donna mi chiedeva per via del mio pallore e del mio aspetto così serio se per caso fossi malato. Io sapevo di non esserlo ma mi sorgeva comunque il dubbio. Era raro, come ancora oggi, che il mio viso assumesse un'espressione allegra ma quelle rarissime volte che accadeva mi compariva una faccia che sembrava il Buddha in persona che aveva raggiunto finalmente il Nirvana Assoluto e Supremo. Ho altre foto che lo testimoniano. Ma in quelle foto ero già strafatto di Tavor e a volte di Tavor mescolato ad alcool.
Nonostante fossi così voluto da bambino e così desiderato non ho mai sorriso in vita mia. Sono nato con la bocca cucita. Avrei potuto avere la stessa sorte di The Joker in Batman. The Joker era un bambino talmente serio con un padre alcolizzato il quale un giorno che aveva alzato un po' troppo il gomito prese un coltello e lo puntò sulla faccia del piccolo Joker: "Perché sei così serio?!?" "PERCHE' SEI COSI' SERIO?!?". Alla fine non fece altro che disegnargli un bel sorriso da un angolo all'altro delle guance con quel coltello.
Non troverete mai una foto in cui sorrido. Nessuna, mai. Benché avessi fatto ancora pochi passi in questo mondo avevo capito già tutto: non c'era proprio nulla da ridere. A volte qualche donna mi chiedeva per via del mio pallore e del mio aspetto così serio se per caso fossi malato. Io sapevo di non esserlo ma mi sorgeva comunque il dubbio. Era raro, come ancora oggi, che il mio viso assumesse un'espressione allegra ma quelle rarissime volte che accadeva mi compariva una faccia che sembrava il Buddha in persona che aveva raggiunto finalmente il Nirvana Assoluto e Supremo. Ho altre foto che lo testimoniano. Ma in quelle foto ero già strafatto di Tavor e a volte di Tavor mescolato ad alcool.
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