lunedì 2 settembre 2013
I carcerieri della mente
Se questo foglio elettronico bianco su cui sto scrivendo fosse la pelle di una donna sono certo che riuscirei a scrivere un libro stupendo. Non riesco difatti più a scrivere quelle frasi che scivolavano lente come carezze sulle gambe lisce di una musa immaginaria, nuda, nella notte con la luna piena, che mi ispirava e mi faceva respirare. Da un paio di anni ormai sento il vuoto dentro di me. Un vuoto che piano piano si è fatto sempre più largo e sempre più difficile è stato colmarlo. Sto per essere sconfitto dalla vita, o forse dovrei dire che mi sto battendo da solo, mi sto sconfiggendo perché la lotta che facciamo è sempre e solo con noi stessi. Gli altri, gli altri non esistono, sono solo nella nostra mente e sono i condizionamenti che ci intoppano la vita. Non facciamo quella o questa cosa perché nella nostra testa abbiamo solo gli "altri", i condizionamenti, i giudizi, le leggi (degli altri), le regole, persino i bisogni e i desideri sono degli "altri". Quando imparerò a non volere e desiderare ciò che vogliono gli altri allora sarò capace di desiderare, volere e ottenere ciò che è vero per me e solo per me. Nel frattempo vivo imprigionato in questo spazio tra la vita e la morte. Un paesino dimenticato da Dio presto finisce per diventare una sorta di carcere e i suoi abitanti i suoi carcerieri e tu sai. Io so. Io so che non posso più restare qui eppure ci sono le catene che mi tengono stretto, la camicia di forza che indosso tutte le mattine per farmi bello agli occhi di nessuno ma che indosso al pensiero degli "altri". Altri che forse non esistono neanche più perché neanche ti pensano un secondo. Allora perché continuare ad essere influenzati?
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