Non sono nato per questo mondo osceno, o forse dovrei dire o' scemo. Non nacqui per vivere in scena ma alla fine ho deciso di condurre una vita da attore non protagonista dietro i banconi dei bar e su qualche set improvvisato all’interno di un appartamento o qualche altra struttura. Quando non recito non sono mai veramente me stesso. Quando recito sono tutto quello che sento di dover essere e cioè me stesso e forse un’infinità di altre persone messe tutte insieme in un unico atto, in un’unica azione, in un unico play di fronte a tutto il resto del mondo. Noi tutta gente siamo un’unica cosa e pure ci ammazziamo a vicenda. E’ la nostra natura. Uomini e donne. Lasciamo stare i bambini per adesso. Io mi sono innamorato innumerevoli volte in vita mia, soprattutto durante l’adolescenza. Quando ero poco più che un lupacchiotto dal ciuffo sempre impomatato di gelatina o lacca come un modello anni ’80 pronto per scendere in passerella. E cadere. Il ciuffo era sempre perfetto, sfuggiva alle regole della fisica moderna ed era così solo per un unico motivo, sì, avete capito bene, ho sempre cercato la passera. Però questo genere di uccelli credo che abbia rovinato la mia salute, prima a livello psicologico e poi anche a livello fisico. Man mano che le passere cambiavano continente, si estinguevano, oppure svolazzavano via verso altri "lidi" e "nidi" si avvicinavano con fare minaccioso attraverso la tavola imbandita della vita boccali di birra, qualche buona bottiglia di ottimo vino rosso e a volte Rum, Vodka e Gin Tonic.
Ho sempre sognato di essere un gigolò, e come ho già scritto da bambino lo sono stato, è da adulto che sono rimasto fregato poiché non è bastato più avere un visino sbarbato con una boccuccia tutta cuoricino, delle guanciottine tira-baci e dei capelli super impomatati. Crescendo arriva il periodo dei capelli a spazzola e già ti guardano meno, poi arriva l'autunno e molte diventano addirittura cieche. Le passere cieche, nuova specie femminile da esaminare attentamente. E con l'autunno arriva anche quel periodo in cui dalla spazzola si passa direttamente alla palla da biliardo o da bowling al posto dei capelli, che, se volete, tutta questa è anche metafora della vita. Ma solo se lo volete, non obbligo nessuno.
Eppure sono convinto che alla palla da biliardo mi ci abbia fatto arrivare la mia seconda ragazza dopo avermi lasciato. Difficile capire però come chiamarla esattamente. Fidanzata? Compagna? Donnina di facili costumi? In spiaggia principalmente. Lì in spiaggia sulla Sardegna era semplice per lei comprare facili costumi. Sta di fatto che quando un uomo si lascia poi considera le donne tutte uguali, soprattutto se accade più di una volta. mi viene solo una parola per definirla adesso ma sono ancora un gentleman. Almeno ci provo. Mi sforzo. Devo superare grandi prove per farlo, rispettare un codice, delle leggi, delle convenzioni. Altrimenti sapete come funziona in questo paese istituzionalizzato da maschilisti che vogliono altri maschi in carcere e donne più libere. Altrimenti avrebbero poca scelta. Loro. Quelli che restano liberi.
La donna sarà pur mobile. Un po' come la scala mobile, gli ascensori, la borsa di Tokio e New York. La donna e un sali-scendi, ma non scendiamo in particolari. L'uomo si è fermato. E' un mobile di casa. Ma fisso e andando oltre potremmo anche dichiararlo fesso.