lunedì 10 settembre 2012

Capitolo A


Sono nato e cresciuto all’inferno. I miei genitori sono stati una parte delirante di un demone succube di un Dio che non è mai esistito. Fin dai primi vagiti ho iniziato a succhiare via la vita dagli altri e prima degli altri ho iniziato a succhiarla via da me stesso assetato e assatanato da una forza invisibile che mi ha sempre controllato sin da quando ho visto la luce di questo mondo. Qualcuno dice che sia genetico, altri dicono che sia l’ambiente che ci circonda, il vissuto con gli altri a forgiare il nostro carattere così com’è, sin dai primi mesi di vita fino al giorno della nostra morte. Io sono nato succhiando. Non il latte materno che non gradivo, chissà per quale ragione, forse perché già pregustavo l’aroma di un buon vino o il gusto metallico e corposo di un forte whiskey. Sta di fatto che iniziai a ciucciare ben presto i miei calzini e lo facevo con gusto, un po’ come quel personaggio dei fumetti. Stavo già tutta la notte insonne a succhiarmi e a rigirarmi calzini e copertine tra la bocca e le dita e la mattina mi ritrovavo con la bocca piena e lo stomachino vuoto.
Vuoto. Come in realtà sono sempre stato. La mia vita è stata costellata di vuoti, vuoti dentro, vuoti fuori e la scoperta del vuoto quando crescendo ho iniziato a cercare di aprire il contenuto delle altre persone. Ho avuto rari periodi di pienezza, quelle rare fasi nella vita di un uomo in cui ragazze drammaticamente dolci e romantiche si innamorano di te e ti definiscono “speciale”, “unico” “amore della mia vita”. Rare parentesi in cui mi sono sentito il padrone del mondo, rare parentesi in cui sarei potuto anche morire perché sarei morto davvero felice. Le illusioni sono la cosa più bella da poter vivere ma una volta che finiscono ti ritrovi con la realtà sbattuta in faccia che ti tira schiaffi come una madre impazzita e si scende dalle nuvole, dai castelli, da tutto ciò che si era costruito in aria ad una velocità che si avvicina pericolosamente a quella di un ascensore in caduta libera che si frantumerà in un attimo al suolo di una terra che non è mai stata dominata da nessuno. Eppure sono stato un bambino d’oro. Fin dalla primissima infanzia ero considerato da tutti un piccolo genio, un enfant-prodige, un esserino venuto dallo spazio così diverso e speciale, così intelligente e diverso dagli altri, così timido e già così tremendamente solo. Ma da bambino stranamente avevo il rispetto di tutti per via della mia già innata saggezza e ne andavo fiero. Ero amato da tutti e dovrei dire con orgoglio che ero amato soprattutto da tutte. Ero un gigolò da bambino. Il mio era un aspetto da bambolotto dolcissimo con la pelle bianca come la neve e gli occhi enormi come quelli di un cervo impaurito attiravano i baci e i pizzicotti delle più svariate tipologie di donne. A volte avevo paura di queste donne. Mi vorranno mica mangiare a volte pensavo. Una volta ci fu una donna che mi diede proprio un morso su una guancia e io ebbi incubi per una settimana intera. Già soffrivo d’insonnia. Le donne furono subito la mia ossessione. Me ne innamoravo e le desideravo come il più ardente e passionale gigolò di tutta la storia e se ancora non capivo cosa fosse il mio desiderio era una cosa che adoravo. Continuò la mia carriera d’oro fino alla terza media dove gli sguardi delle belle ragazze iniziarono a farmi sempre più male come se fossero gli sguardi di demoni che mi volessero divorare. Ma a bruciare ero io. Ad ogni sguardo una vampata di calore verso il mio viso e poi a casa durante la notte le prime esplosioni di calore sotto il basso ventre del mio minuscolo pisello che tendeva ad aumentare di lunghezza e spessore, le prime erezioni e le prime più grandi vergogne della mia vita. Fu da quando mi masturbai la prima volta che finii all’inferno e forse non fu un caso che proprio in quel periodo la dottrina cattolica predicava a piena voce “non spargete il vostro sperma per terra”. Io ne ero terrorizzato, terrorizzato di finire all’inferno ne avevo talmente paura che alla fine mi ci sono ritrovato esattamente perché in realtà più si ha paura di qualcosa più in realtà la si desidera fortemente. Fu da allora che la mia vita cambiò e non fu più mai la stessa.
Nonostante fossi così voluto da bambino e così desiderato non ho mai sorriso in vita mia. Sono nato con la bocca cucita. Avrei potuto avere la stessa sorte di The Joker in Batman. The Joker era un bambino talmente serio con un padre alcolizzato il quale un giorno che aveva alzato un po' troppo il gomito prese un coltello e lo puntò sulla faccia del piccolo Joker: "Perché sei così serio?!?" "PERCHE' SEI COSI' SERIO?!?". Alla fine non fece altro che disegnargli un bel sorriso da un angolo all'altro delle guance con quel coltello.
Non troverete mai una foto in cui sorrido. Nessuna, mai. Benché avessi fatto ancora pochi passi in questo mondo avevo capito già tutto: non c'era proprio nulla da ridere. A volte qualche donna mi chiedeva per via del mio pallore e del mio aspetto così serio se per caso fossi malato. Io sapevo di non esserlo ma mi sorgeva comunque il dubbio. Era raro, come ancora oggi, che il mio viso assumesse un'espressione allegra ma quelle rarissime volte che accadeva mi compariva una faccia che sembrava il Buddha in persona che aveva raggiunto finalmente il Nirvana Assoluto e Supremo. Ho altre foto che lo testimoniano. Ma in quelle foto ero già strafatto di Tavor e a volte di Tavor mescolato ad alcool.  

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